#essereunbuoncoach
Nel contesto della psicologia dello sport, la performance atletica non può essere interpretata esclusivamente come il risultato di fattori fisici, tecnici e tattici. Negli ultimi decenni, un crescente numero di studi ha evidenziato come le relazioni interpersonali, in particolare il rapporto tra atleta e allenatore, giochino un ruolo determinante nello sviluppo del potenziale sportivo e nella qualità della prestazione. L’allenatore non viene più visto soltanto come una figura tecnica, ma rappresenta un punto di riferimento emotivo, motivazionale e relazionale che può incidere profondamente sul funzionamento psicologico dell’atleta. Il rapporto atleta–coach viene spesso descritto come una relazione diadica complessa, caratterizzata da fiducia, comunicazione, rispetto reciproco e obiettivi condivisi. In particolar modo, secondo il modello delle “3C” proposto da Jowett e Cockerill, una relazione efficace si fonda su “closeness” (vicinanza emotiva), “co-orientation” (obiettivi comuni) e “complementarity” (complementarità dei ruoli). Quando queste componenti sono presenti, […]
«Uno non è un grande allenatore quando fa muovere i giocatori secondo le proprie intenzioni, ma quando insegna ai giocatori a muoversi per conto loro. L’ideale assoluto avviene nel momento in cui l’allenatore non ha più niente da dire perché i giocatori sanno tutto quello che c’è da sapere». (Julio Velasco) Essere un coach richiede […]



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