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Sindrome da Overtraining: Quando l’Allenamento Diventa un Nemico
- 20 aprile 2026
- Posted by: Lavinia De Marco
- Categoria: Articoli
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Per ogni atleta, il segreto del successo risiede nel superamento dei propri limiti. Attraverso l’aumento dei carichi di lavoro e l’intensità delle sessioni, il corpo impara ad adattarsi e a migliorare le proprie prestazioni. Tuttavia, esiste un confine sottile tra l’affaticamento produttivo e un pericoloso stato di malessere sistemico noto come Sindrome da Overtraining (OTS).
Capire la differenza: Overreaching vs Overtraining
È comune sentirsi stanchi dopo un periodo di allenamento intenso. In molti casi, si tratta di Overreaching Funzionale (FO): un calo temporaneo della prestazione che, dopo alcuni giorni o settimane di riposo, porta a un miglioramento della forma fisica (la cosiddetta supercompensazione).
Il problema sorge quando il bilancio tra stress e recupero si spezza. Se l’atleta continua a spingere nonostante i segnali di allarme, può scivolare nell’Overreaching Non Funzionale (NFO) e, nei casi più gravi, nella Sindrome da Overtraining. Mentre dal primo si può recuperare in qualche settimana, la OTS è una condizione molto più profonda che può richiedere mesi o addirittura anni per una completa guarigione, mettendo talvolta fine alla carriera agonistica.
I segnali d’allarme da non ignorare
L’unico sintomo universalmente riconosciuto della OTS è un calo inspiegabile della prestazione sportiva, che persiste nonostante il riposo. Tuttavia, la sindrome è una condizione multisistemica che colpisce il sistema nervoso, endocrino e immunologico. I segnali includono:
- Cambiamenti d’umore: Depressione, irritabilità, perdita di motivazione e ansia.
- Disturbi del sonno: Insonnia o risvegli frequenti senza sentirsi riposati.
- Sintomi fisici: Tachicardia o bradicardia a riposo, ipertensione, perdita di appetito e calo di peso.
- Problemi muscolari: Sensazione di gambe pesanti, dolore cronico e rigidità.
- Salute generale: Maggiore suscettibilità alle infezioni delle vie respiratorie superiori.
Perché accade? Le radici del problema
La scienza ha proposto diverse ipotesi per spiegare questa condizione. Non si tratta solo di “muscoli stanchi”, ma di una reazione complessa del corpo allo stress eccessivo. Una delle teorie più accreditate è quella delle citochine: l’allenamento intenso causa microtraumi tissutali che innescano una risposta infiammatoria locale. Se il riposo è insufficiente, questa infiammazione diventa cronica e sistemica, influenzando il cervello e l’asse ormonale, alterando i livelli di cortisolo e testosterone.
Altre spiegazioni includono la fatica centrale, legata a squilibri nei neurotrasmettitori come la serotonina, e la deplezione di glicogeno, che lascia il corpo senza il carburante necessario per sostenere non solo lo sforzo, ma anche i processi di riparazione cellulare.
La sfida della diagnosi
Diagnosticare la OTS è estremamente difficile perché non esiste un test biologico unico (“gold standard”). Si procede spesso per esclusione: il medico deve prima scartare malattie organiche come anemia, disturbi della tiroide, diabete o infezioni virali.
Un approccio promettente è il “protocollo di esercizio a due prove”, che valuta la risposta ormonale a due sessioni di sforzo massimale a distanza di poche ore. Negli atleti con OTS, la risposta ormonale alla seconda prova risulta quasi nulla, segno di un esaurimento dei sistemi di regolazione.
Strategie di prevenzione e trattamento
Il miglior trattamento per la sindrome da overtraining è la prevenzione. Ecco i pilastri per un allenamento sicuro:
- Periodizzazione: Alternare cicli di carico intenso a periodi di scarico programmati.
- Monitoraggio dell’umore: Utilizzare questionari psicologici, poiché i cambiamenti di umore spesso precedono il calo della prestazione.
- Nutrizione e Idratazione: Assicurare un apporto adeguato di carboidrati per evitare il deficit energetico.
- Sonno di qualità: Il sonno è il momento principale in cui il corpo si ripara e si rigenera.
- Ascoltare il proprio corpo: Non ignorare la fatica eccessiva o la perdita di entusiasmo.
Se la sindrome viene diagnosticata, l’unica cura reale è il riposo. Questo può essere passivo o relativo (attività molto leggera e diversa dallo sport abituale), ma deve essere gestito con pazienza e, preferibilmente, con un supporto multidisciplinare che includa medici, nutrizionisti e psicologi dello sport.
A cura della dott.ssa Lavinia De Marco
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute
Bibliografia
- Kreher, J. B., & Schwartz, J. B. (2012). Overtraining Syndrome: A Practical Guide. Sports Health, 4(2), 128-138.
- Meeusen, R., et al. (2013). Prevention, diagnosis and treatment of the overtraining syndrome: Joint consensus statement of the European College of Sport Science (ECSS) and the American College of Sports Medicine (ACSM). European Journal of Sport Science.
- Savioli, F. P., et al. (2018). Diagnosis of Overtraining Syndrome. Revista Brasileira de Medicina do Esporte.



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