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Motor Imagery: il segreto della performance d’elite
- 1 giugno 2026
- Posted by: Giuseppe Messina
- Categoria: Articoli
La Motor Imagery (MI), definita come la ripetizione mentale di un’azione senza l’effettiva esecuzione dei movimenti fisici, è diventata uno strumento fondamentale sia nella psicologia dello sport che nelle neuroscienze cognitive. Il quadro teorico principale per spiegare questo fenomeno è la Teoria della Simulazione Motoria (MST), la quale postula che l’immaginazione e l’esecuzione motoria condividano le stesse rappresentazioni mentali e attivino percorsi neurali simili. Il concetto cardine è l’ipotesi dell’equivalenza funzionale, secondo cui la MI impegna, nel cervello del soggetto, meccanismi neurali simili a quelli operanti durante l’azione reale.
Basi neurofisiologiche dell’equivalenza funzionale
Le ricerche di neuroimaging hanno fornito prove consistenti a supporto di questa sovrapposizione. Durante la MI, si osserva l’attivazione di regioni cerebrali motorie chiave come la corteccia premotoria (PMC), l’area motoria supplementare (SMA), i gangli della base e il cervelletto. Tuttavia, gli studi evidenziano sottili ma importanti differenze: ad esempio, mentre l’esecuzione reale attiva la SMA propriamente detta, la MI tende a coinvolgere maggiormente la pre-SMA, associata a processi cognitivi di ordine superiore come la pianificazione e l’intenzione conscia.
Inoltre, la MI mostra generalmente un’attività neurale più debole rispetto all’esecuzione reale, il che riflette probabilmente la presenza di meccanismi inibitori necessari per prevenire il movimento manifesto durante lo stato immaginativo. Dal punto di vista comportamentale, i paradigmi di cronometria mentale dimostrano che il tempo impiegato per immaginare un’azione è spesso congruente con quello richiesto per eseguirla fisicamente, rispettando persino vincoli fisici come la legge di Fitts (relazione velocità-precisione).
Il modello PETTLEP: un ponte tra neuroscienze e prestazione
Partendo dal presupposto che l’efficacia della pratica mentale dipenda dal grado di equivalenza con l’esecuzione fisica, Holmes e Collins hanno proposto il modello PETTLEP. Questo approccio sfida le metodologie tradizionali, come l’uso del rilassamento profondo prima dell’imagery, sostenendo che tali stati possano essere controproducenti se non corrispondono allo stato somatico dell’atleta durante la prestazione reale. Il modello PETTLEP propone una lista di controllo in sette punti per massimizzare l’equivalenza funzionale:
- Physical (Fisico): L’atleta dovrebbe trovarsi in una posizione simile a quella della gara, indossare l’abbigliamento sportivo e, se possibile, impugnare gli attrezzi necessari.
- Environmental (Ambientale): L’immaginazione dovrebbe avvenire preferibilmente nel luogo della competizione o utilizzando supporti (come video o foto) che richiamino l’ambiente reale.
- Task (Compito): Il contenuto dell’immagine deve corrispondere esattamente alle caratteristiche del compito specifico, adattandosi al livello di abilità dell’atleta.
- Timing (Tempo): L’azione deve essere immaginata in tempo reale; l’uso del rallentatore è sconsigliato tranne che per specifici compiti di apprendimento.
- Learning (Apprendimento): Le immagini devono essere aggiornate man mano che l’atleta migliora la propria tecnica, riflettendo sempre la rappresentazione motoria attuale.
- Emotion (Emozione): È cruciale includere le emozioni e il livello di attivazione (arousal) tipici della performance reale.
- Perspective (Prospettiva): Sebbene la prospettiva interna (cinestetica) sia legata a una maggiore risposta fisiologica, sia la prospettiva interna che quella esterna possono essere efficaci a seconda del compito e dell’individuo.
Misurare la capacità di immaginazione: il SIAQ
L’efficacia di un intervento basato sulla MI è fortemente influenzata dalla capacità individuale di creare e controllare immagini vivide. Per valutare questa competenza in modo specifico per il contesto atletico, è stato sviluppato lo Sport Imagery Ability Questionnaire (SIAQ). Questo strumento misura la facilità con cui gli atleti immaginano contenuti legati a cinque dimensioni:
- Abilità (Skill): Immagini di abilità motorie specifiche.
- Strategia (Strategy): Piani di gioco e tattiche.
- Obiettivo (Goal): Il raggiungimento di risultati o esiti.
- Affetto (Affect): Le emozioni e l’eccitazione legate alla competizione.
- Padronanza (Mastery): Immagini di resilienza e controllo in situazioni difficili.
I dati indicano che la capacità di immaginazione non è uniforme: un atleta può avere un’alta capacità di immaginare abilità tecniche ma faticare con contenuti strategici. È stato inoltre dimostrato che gli atleti di livello competitivo più elevato possiedono generalmente una maggiore facilità nel generare queste immagini rispetto ai principianti.
Conclusione
L’integrazione della Teoria della Simulazione Motoria con modelli pratici come il PETTLEP e strumenti di valutazione rigorosi come il SIAQ ha trasformato la Motor Imagery da concetto astratto a tecnica di allenamento scientificamente fondata. Per ottenere risultati ottimali, i professionisti devono assicurarsi che la pratica mentale rispetti il principio di equivalenza funzionale, personalizzando l’esperienza immaginativa in base alle esigenze fisiche, emotive e ambientali dell’atleta.
A cura del dott. Giuseppe Messina
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute
Bibliografia
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Williams, S. E., & Cumming, J. (2011). Measuring athlete imagery ability: The sport imagery ability questionnaire. Journal of Sport & Exercise Psychology, 33(3), 416-440.



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