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Vigoressia: dall’immagine corporea negativa al doping
- 23 febbraio 2026
- Posted by: Edoardo Poli
- Categoria: Articoli
Il Dismorfismo muscolare
Provare insoddisfazione verso la propria immagine corporea è oggi molto comune, tanto da essere definito “normativo”. Il problema emerge quando questo malessere favorisce comportamenti disfunzionali ed evolve in veri e propri disturbi psicologici. Negli sport estetici, soprattutto nel bodybuilding, non è raro riscontrare disagi e condotte compensatorie legati a una percezione corporea negativa.
La Vigoressia, o Dismorfismo muscolare (DM), è un sottotipo del Disturbo da Dismorfismo corporeo (DSM-V) e descrive la convinzione di non essere abbastanza muscolosi o di apparire troppo esili, anche in presenza di una corporatura oggettivamente sviluppata. È sostenuta da distorsioni cognitive – come l’iper-focalizzazione sui difetti e la sovrastima dell’apparenza fisica – e si accompagna a emozioni negative quali vergogna, disgusto e tristezza. L’atleta insegue un ideale corporeo irraggiungibile e sperimenta una costante insoddisfazione: ogni obiettivo raggiunto mette in luce un nuovo difetto, e l’asticella si alza continuamente. Secondo Pope e colleghi (1997), la Vigoressia si può descrivere con i tre criteri:
- Preoccupazioni inerenti alla convinzione di non essere sufficientemente muscoloso/a, con conseguenti condotte associate (sedute intense di sollevamento pesi e regimi alimentari rigidi e restrittivi).
- La preoccupazione causa distress significativo e limitazioni nel funzionamento in importanti aree di vita della persona, in particolare nei confronti di almeno due dei seguenti domini: 2a) evitamento di attività sociali e/o lavorative per rispettare il proprio piano alimentare e di allenamento; 2b) evitamento di situazioni in cui il proprio corpo deve essere esposto agli altri, oppure affrontate con un marcato distress e livelli elevati di ansia; 2c) disagio clinicamente significativo in importanti aree di vita della persona, come quella lavorativa o sociale; 2d) persistenza in allenamenti intensivi, diete rigide e abuso di steroidi anabolizzanti nonostante la conoscenza delle conseguenze negative a carico della salute, sia fisica sia psicologica.
- Il focus principale della preoccupazione è l’essere troppo esili o non sufficientemente muscolosi/e (diverso dalla paura di accumulare grasso corporeo dell’Anoressia Nervosa e dalla preoccupazione per difetti nell’aspetto fisico del Dismorfismo Corporeo).
Fattori predisponenti come perfezionismo e bassa autostima si intrecciano con norme culturali diffuse (“mascolinità è muscolosità”) e con l’impatto dei social media, dove i gym-influencer mostrano corpi irrealistici, spesso frutto di luci, angolazioni e omissioni.
Dall’immagine negativa all’uso di steroidi
Il soggetto con DM può adottare comportamenti sempre più estremi per raggiungere l’ideale corporeo, aumentando intensità degli allenamenti, rigidità della dieta e ricorso agli integratori. La letteratura rileva una forte correlazione tra DM e l’uso di steroidi anabolici androgeni (AAS), percepiti da molti come uno step successivo per superare i limiti naturali del corpo. Gli AAS vengono assunti per velocizzare i risultati, massimizzare la prestazione e il recupero, creando condizioni favorevoli all’ipertrofia muscolare. Talvolta la scelta è legata al desiderio di essere ammirati, altre volte a pressioni professionali o alle competizioni. L’uso di steroidi è talmente comune nei soggetti con Vigoressia che alcuni autori lo considerano un indicatore di gravità. La loro assunzione alimenta un circolo vizioso: i risultati temporanei innalzano gli standard estetici e, senza la sostanza, il corpo appare ancora più inadeguato. A ciò si aggiungono rischi di dipendenza, fluttuazioni dell’umore, aumento dell’aggressività e importanti danni cardiovascolari, epatici e muscolo-tendinei.
Disciplina o ossessione?
Diventa cruciale quindi riconoscere il confine tra disciplina e ossessione. È responsabilità di allenatori, familiari e dell’atleta stesso comprendere se si sta coltivando una passione o se si stanno consolidando schemi troppo rigidi. Può essere utile valutare la capacità di concedersi pause dalla routine: un “pasto di sgarro” genera senso di colpa? Il recupero viene prioritizzato? Fino a che punto ci si spinge per migliorare la propria immagine?
Il sistema sanitario gioca un ruolo fondamentale. Molte persone con Vigoressia che usano steroidi evitano di parlarne con i medici o incontrano giudizio e scarsa preparazione. I dati mostrano che la maggior parte dei consumatori evita il contatto medico, mentre molti clinici non sanno come gestire questi casi, lasciando gli atleti a comunità di “bro-science” percepite come più comprensive. Si rende quindi necessario un approccio basato sulla riduzione del danno, maggiore formazione e un atteggiamento clinico meno giudicante.
In questo contesto, gli interventi psicologici rappresentano una risorsa essenziale per interrompere il circolo vizioso tra immagine corporea, perfezionismo e comportamenti a rischio, restituendo all’atleta un rapporto più sano con il proprio corpo e con lo sport.
A cura della Dott. Elisabetta Demurtas
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute
Bibliografia
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Pope Jr, H. G., Gruber, A. J., Choi, P., Olivardia, R., & Phillips, K. A. (1997). Muscle dysmorphia: An underrecognized form of body dysmorphic disorder. Psychosomatics, 38(6), 548-557.
Tiggemann, M. (2004). Body image across the adult life span: Stability and change. Body image, 1(1), 29-41.



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