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Oltre la tecnica: l’influenza della relazione con il coach sulla performance atletica
- 5 gennaio 2026
- Posted by: Edoardo Poli
- Categoria: Articoli
Nel contesto della psicologia dello sport, la performance atletica non può essere interpretata esclusivamente come il risultato di fattori fisici, tecnici e tattici. Negli ultimi decenni, un crescente numero di studi ha evidenziato come le relazioni interpersonali, in particolare il rapporto tra atleta e allenatore, giochino un ruolo determinante nello sviluppo del potenziale sportivo e nella qualità della prestazione. L’allenatore non viene più visto soltanto come una figura tecnica, ma rappresenta un punto di riferimento emotivo, motivazionale e relazionale che può incidere profondamente sul funzionamento psicologico dell’atleta.
Il rapporto atleta–coach viene spesso descritto come una relazione diadica complessa, caratterizzata da fiducia, comunicazione, rispetto reciproco e obiettivi condivisi. In particolar modo, secondo il modello delle “3C” proposto da Jowett e Cockerill, una relazione efficace si fonda su “closeness” (vicinanza emotiva), “co-orientation” (obiettivi comuni) e “complementarity” (complementarità dei ruoli). Quando queste componenti sono presenti, l’atleta tende a sperimentare maggiore sicurezza, motivazione intrinseca e disponibilità all’apprendimento, tutti elementi che favoriscono una performance ottimale.
Numerose ricerche hanno dimostrato che una relazione positiva con l’allenatore è associata a livelli più elevati di motivazione autodeterminata. In particolare, quando l’allenatore adotta uno stile a supporto dell’autonomia dell’atleta, esso percepisce di avere voce in capitolo nel proprio percorso sportivo, sente riconosciuti i propri bisogni e sviluppa un senso di responsabilità personale verso l’allenamento e la gara. Questo tipo di clima motivazionale è stato collegato a maggiore persistenza, impegno e capacità di gestire le difficoltà competitive.
Dal punto di vista emotivo, il coach svolge un ruolo chiave nella regolazione delle emozioni dell’atleta. In sport ad alta intensità emotiva e ad elevato stress competitivo, come la boxe, la figura dell’allenatore può fungere da “base sicura”, fornendo contenimento emotivo nei momenti di difficoltà e rinforzo nei momenti di successo. Un atleta che percepisce il proprio allenatore come affidabile e coerente tende a gestire meglio ansia, paura dell’errore e pressione del risultato, elementi che incidono direttamente sulla qualità della prestazione.
Un rapporto disfunzionale con il coach, al contrario, può compromettere seriamente la performance. Stili comunicativi autoritari, svalutanti o incoerenti sono stati associati a un aumento dello stress percepito, a una riduzione dell’autoefficacia e a un maggior rischio di burnout sportivo. In questi casi, l’atleta può entrare in uno stato di ipercontrollo o di evitamento, con conseguente calo della performance, perdita di piacere nell’attività sportiva e, nei casi più estremi, abbandono dello sport.
La relazione con l’allenatore influenza anche i processi cognitivi legati alla prestazione. Un clima di fiducia favorisce una comunicazione chiara e funzionale, permettendo all’atleta di comprendere meglio le indicazioni tecniche e tattiche e di applicarle in modo più efficace in gara. Inoltre, il feedback costruttivo e specifico dell’allenatore contribuisce allo sviluppo della consapevolezza di sé e alla capacità di autoregolazione, competenze trasversali fondamentali nello sport di alto livello. Ad esempio, è stato confermato che piccoli atleti a cui viene riconosciuto lo sforzo fatto piuttosto che il risultato ottenuto è più facile che rimangano motivati nello sport che fanno.
In conclusione, la letteratura scientifica evidenzia chiaramente che il rapporto atleta-coach rappresenta una variabile centrale nella spiegazione della performance sportiva. Una relazione basata su fiducia, supporto e comunicazione efficace favorisce lo sviluppo psicologico dell’atleta, migliora la qualità dell’allenamento e aumenta la probabilità di esprimere il massimo potenziale in gara. Integrare la dimensione relazionale all’interno dei programmi di allenamento non è quindi un approccio opzionale, ma una componente essenziale di una preparazione sportiva completa ed efficace mirata al miglioramento delle performance dell’atleta.
Jowett, S., & Cockerill, I. M. (2003). Olympic medallists’ perspective of the althlete–coach relationship. Psychology of sport and exercise, 4(4), 313-331.
Mageau, G. A., & Vallerand, R. J. (2003). The coach–athlete relationship: A motivational model. Journal of sports science, 21(11), 883-904.
Gustafsson, H., Madigan, D. J., & Lundkvist, E. (2017). Burnout in athletes. In Handbuch stressregulation und sport (pp. 489-504). Berlin, Heidelberg: Springer Berlin Heidelberg.
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