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Non serve sentirsi pronti per performare
- 26 ottobre 2026
- Posted by: Elisabetta Demurtas
- Categoria: Articoli
ACT e psicologia dello sport: allenare la flessibilità psicologica per agire anche quando il disagio è presente
L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), sviluppata da Steven C. Hayes, rappresenta un approccio moderno nell’ambito della psicoterapia cognitivo-comportamentale cosiddetta di terza generazione, basata su evidenze scientifiche sperimentali. L’acronimo A-C-T (in inglese “agire”) rispecchia uno degli aspetti centrali dell’approccio, in cui l’intervento ha l’obiettivo di aiutare la persona ad agire in maniera coerente con ciò che considera importante secondo i suoi valori, anche quando sono presenti esperienze interne difficili, attraverso strategie di accettazione e mindfulness, oltre ad altre che agiscono sull’impegno nell’azione e sulla modificazione del comportamento.
Questo tipo di intervento ha l’obiettivo di potenziare quella che viene detta flessibilità psicologica, cioè la capacità di entrare pienamente e consapevolmente in contatto con il momento presente, per cambiare o mantenere comportamenti in accordo con i propri valori della vita, anche in situazioni di difficoltà. In altri termini, una persona con una buona flessibilità psicologica non necessariamente non prova ansia, paura, tristezza o insicurezza, ma sarà più in grado di continuare a orientare le proprie azioni verso ciò che conta anche quando tali esperienze di disagio sono presenti.
Lo scopo, quindi, non è raggiungere uno stato permanente di benessere o di controllo emotivo, ma sviluppare la capacità di adattare il proprio comportamento alle richieste della situazione mantenendo una direzione coerente con i propri valori. Invece di tentare di sopprimere l’esperienza emozionale spiacevole, il terapeuta guida il paziente a separare i legami di significato tra gli eventi. L’ACT è dunque una terapia che mira a migliorare le capacità di regolazione delle emozioni e tolleranza degli affetti e, di conseguenza, aiuta a dirigere i propri comportamenti verso il raggiungimento dei propri obiettivi coerentemente con i propri valori.
ACT e psicologia dello sport
Questa caratteristica rende l’ACT particolarmente interessante anche in ambiti di psicoterapia più specifici, quali la psicologia dello sport, dove pressione, ansia, emozioni spiacevoli, dolore, errori e pensieri negativi sono spesso parte della vita di chi deve confrontarsi con alti livelli di prestazione.
La psicologia dello sport rappresenta uno degli ambiti nei quali i principi ACT hanno trovato applicazioni particolarmente interessanti. L’approccio ACT propone una prospettiva parzialmente differente dai programmi di psychological skills classici: una prestazione efficace non richiede necessariamente uno stato interno ideale.
Nel 2004 Frank L. Gardner e Zella E. Moore proposero il modello Mindfulness-Acceptance-Commitment (MAC) specificamente per la prestazione sportiva. Il presupposto fondamentale si basa sul fatto che cercare continuamente di eliminare pensieri ed emozioni negative possa paradossalmente aumentare l’interferenza di queste esperienze. L’alternativa consiste nell’allenare un’attenzione consapevole e non giudicante, l’accettazione delle esperienze interne e la capacità di orientare il comportamento verso ciò che è rilevante per la prestazione. Il principio diventa quindi performare con l’emozione, non soltanto quando l’emozione è quella desiderata.
Le applicazioni possono riguardare ansia competitiva, paura dell’errore, perfezionismo, perdita di fiducia, gestione della pressione, motivazione, attenzione, coesione di squadra, burnout, identità sportiva e transizioni di carriera.
Un esempio pratico: errore, refocus e prestazione
Una situazione molto comune nello sport in cui viene applicato il modello ACT è quella in cui un atleta commette un errore importante e compare il pensiero: “non devo più sbagliare”.
Se l’atleta si fonde con questo pensiero, la sua attenzione può progressivamente spostarsi dal compito alla propria esperienza interna. Inizia a controllare se è abbastanza concentrato, se è nervoso, se potrebbe sbagliare ancora. Il tentativo di evitare l’errore diventa esso stesso una fonte di interferenza.
L’approccio attraverso il modello ACT si propone invece di sviluppare una sequenza differente: l’atleta nota il pensiero e l’emozione associata, permette loro di essere presenti senza doverli eliminare, riporta intenzionalmente l’attenzione sul presente e sceglie l’azione più coerente con ciò che vuole rappresentare in campo.
Il refocus, in questa prospettiva, non consiste nel cancellare il pensiero negativo o nel costringersi a essere tranquilli, ma nel riconoscere ciò che sta accadendo internamente e riportare l’attenzione sull’azione successiva. L’atleta può provare frustrazione, dubitare di sé o temere di commettere un altro errore, continuando comunque a scegliere un comportamento funzionale alla prestazione.
ACT e gestione dell’infortunio sportivo
L’infortunio costituisce un altro ambito particolarmente adatto all’applicazione dell’ACT perché mette l’atleta di fronte a numerose esperienze che non possono essere semplicemente eliminate: dolore, paura, rabbia, frustrazione, incertezza sul ritorno, perdita temporanea del ruolo sportivo e timore di un nuovo infortunio. Il rischio è che l’atleta organizzi progressivamente il proprio comportamento intorno all’evitamento di tali esperienze.
In questo contesto la flessibilità psicologica può consentire di riconoscere pensieri ed emozioni difficili senza lasciare che determinino automaticamente il comportamento. L’azione può invece essere orientata verso valori e obiettivi di recupero a lungo termine, permettendo all’atleta di continuare a muoversi nella direzione del recupero anche in presenza di paura, dolore e incertezza.
Uno studio del 2016 ha osservato che la flessibilità psicologica contribuiva significativamente alla previsione dell’aderenza al programma riabilitativo negli atleti infortunati.
Nel 2018 Shortway, Wolanin, Block-Lerner e Marks hanno inoltre sviluppato Return to ACTion, un protocollo ACT specificamente pensato per la riabilitazione dell’atleta infortunato e finalizzato ad aumentare flessibilità psicologica, mindfulness, aderenza alla riabilitazione e benessere. Lo studio iniziale riguardava soprattutto la fattibilità del protocollo e non permette ancora conclusioni forti sulla sua efficacia, ma costituisce un importante tentativo di adattamento sistematico dell’ACT alla riabilitazione sportiva.
Considerazioni conclusive
L’Acceptance and Commitment Therapy rappresenta un cambiamento interessante nel modo di concepire il rapporto tra benessere psicologico e comportamento. L’obiettivo non è costruire una persona che non prova emozioni negative o che riesce a controllare perfettamente la propria mente, ma una persona capace di mantenere libertà di azione anche quando la propria esperienza interna è difficile.
Questa prospettiva si inserisce perfettamente anche nel contesto sportivo in cui l’atleta non può controllare completamente la presenza dell’ansia, di errori, del comportamento degli avversari, del dolore, o dei pensieri che emergono sotto pressione, ma può invece allenare il modo in cui risponde a queste esperienze, performando nel modo più efficace possibile.
Da questo punto di vista, ACT e sport condividono un principio fondamentale: la prestazione efficace non richiede necessariamente l’assenza di disagio. Un atleta può essere nervoso e performare efficacemente, avere paura e agire con coraggio, dubitare di sé e continuare a seguire il proprio piano, commettere un errore e riportare l’attenzione sull’azione successiva.
È probabilmente in questa transizione dal controllo dell’esperienza interna alla flessibilità nella risposta all’esperienza interna che si trova il contributo più interessante dell’ACT alla psicologia dello sport.
Bibliografia:
- Godfrey, E., Galea Holmes, M., Wileman, V., McCracken, L., Norton, S., Moss-Morris, R., Pallet, J., Sanders, D., Barcellona, M., & Critchley, D. (2016). Physiotherapy informed by Acceptance and Commitment Therapy (PACT): protocol for a randomised controlled trial of PACT versus usual physiotherapy care for adults with chronic low back pain. BMJ Open
- Critchley, D. J., Galea Holmes, M., Wileman, V., Dunford, E., McCracken, L. M., Norton, S., Moss-Morris, R., Pallet, J., Sanders, D., Barcellona, M., & Godfrey, E. (2020). Physical Therapy Informed by Acceptance and Commitment Therapy (PACT) Versus Usual Care Physical Therapy for Adults With Chronic Low Back Pain: A Randomized Controlled Trial. The Journal of Pain
- Barker KL, Heelas L, Toye F. Introducing Acceptance and Commitment Therapy to a physiotherapy-led pain rehabilitation programme: an Action Research study. British Journal of Pain. 2016
- Madalina Jäger, Julia Terry,Jaynie Rance– Mindful ACT’- testing the feasibility and acceptability of a brief psychosocial intervention designed to accompany osteopathy treatment for people who live with persistent pain– International Journal of Osteopathic Medicine dic 2021
- Cerritelli, F., et al. Le neuroscienze applicate al trattamento manipolativo osteopatico.
- Pubblicazioni e meta-ricerche indicizzate su riviste internazionali quali Journal of Bodywork and Movement Therapies e Frontiers in Psychiatry/Neuroscience inerenti l’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico (OMT) sulla modulazione autonomica.
- Hayes, S. C., Strosahl, K. D., Wilson, K. G. (2013). ACT. Teoria e pratica dell’Acceptance and Commitment Therapy. Raffaello Cortina Editore
- McCracken, L. M., & Vowles, K. E. (2014). Acceptance and commitment therapy and mindfulness for chronic pain: Model, process, and progress. American Psychologist



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