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Intelligenza emotiva, stress, strategie di coping e la forza mentale nello sport
- 10 agosto 2026
- Posted by: Lavinia Gentile
- Categoria: Articoli
La capacità dell’atleta di rispondere efficacemente alle pressioni agonistiche dipende dall’adozione di modalità adattive di fronteggiamento di quest’ultime. Tuttavia, la ricerca evidenzia che le strategie di coping abituali possono perdere efficacia durante periodi di stress acuto o prolungato (Fteiha & Awwad, 2020). Di conseguenza, se la persona non è in grado di elaborare nuovi metodi funzionali, il rischio è di incorrere in un progressivo esaurimento emotivo e psicologico (Seaward, 1999). In questo processo di adattamento, l’intelligenza emotiva di tratto emerge come determinante.
Le differenze individuali nella gestione dello stress non dipendono solo dalla natura dello stimolo, ma sono condizionate da fattori strettamente soggettivi: la personalità e l’interpretazione soggettiva della situazione (Borys et al., 2003). Inoltre, le modalità con cui gli atleti fronteggiano lo stress non sono casuali, ma riflettono una tendenza relativamente stabile e coerente, definibile come “stile di coping dominante” (Anshel, Sutarso & Jubenville, 2009; Gould, Finch & Jackson, 1993). A tal proposito, alti livelli di IE agiscono come predittori di strategie di coping efficaci (Moradi et al., 2011): un atleta con una solida autoefficacia emotiva possiede una maggiore propensione a cercare supporto sociale e a seguire i consigli dello staff tecnico.
Un aspetto cruciale riguarda soprattutto il coping focalizzato sulle emozioni (Halian, 2023), una tecnica che delinea come lo sportivo reagisce internamente alla fonte di stress. Grazie all’IE, l’atleta è in grado di modulare il proprio stato affettivo attraverso la rivalutazione cognitiva, ovvero la percezione e l’interpretazione soggettiva che l’atleta ha della situazione in un momento secondario al primo impatto con essa (Halian, 2023). Contemporaneamente, accanto a questa analisi razionale, l’individuo sviluppa un atteggiamento emotivo-valutativo: un complesso di sentimenti e reazioni che si formano in risposta all’evento agonistico (Halian, Popovych, Charkina, Halian, Danko, Zaverukha, Haponenko & Kryzhanovskyi, 2024). Perciò, di fronte ad una situazione difficile ed immodificabile, il singolo ne trasforma il significato interno, riducendo l’impatto negativo sulla prestazione e favorendo una risposta resiliente (Fteiha & Awwad, 2020). È proprio in questa interazione che si manifesta l’intelligenza emotiva, che non solo permette il riconoscimento e la gestione dei propri stati interni, ma rappresenta la risorsa primaria per influenzare positivamente o trasformare il proprio vissuto e quello altrui (Mayer & Salovey, 1993; Goleman, 2005). Un atleta con un’elevata IE sarebbe dunque più propenso a utilizzare una regolazione emotiva che cambierebbe il significato cognitivo dello stressor, mantenendo la stabilità operativa e la lucidità tattica anche in condizioni avverse (Halian et al., 2024).
Particolare rilevanza assume lo studio dell’intelligenza emotiva e del coping nelle popolazioni giovanili, dove le strategie adottate durante l’adolescenza pongono le basi per i modelli di adattamento dell’età adulta (Downey et al., 2010; Halian et al., 2024). Negli atleti junior, la letteratura evidenzia una coesistenza tra il coping orientato al problema (considerato adattivo) e quello orientato all’evitamento; quest’ultimo viene spesso interpretato come una forma di difesa psicologica necessaria per fronteggiare situazioni agonistiche lette come insormontabili (Halian et al., 2024). Un dato significativo riguarda le differenze di genere nelle manifestazioni dell’IE. Le atlete junior tendono a mostrare livelli superiori di consapevolezza emotiva ed empatia rispetto ai coetanei maschi. Al contempo, hanno una maggiore predisposizione ad usare strategie di coping orientato alle emozioni e di distrazione soggettiva (Halian et al., 2024). Tuttavia, sembrerebbe che una gestione focalizzata esclusivamente sull’emozione può offrire solo un sollievo temporaneo dallo stress. Proprio per questo appare essenziale che gli atleti abbiano una reale comprensione dei loro stati interni (Halian et al., 2024) e quindi, una profonda e completa evoluzione dell’IE. In questa fase dello sviluppo, la capacità di riconoscere ed esprimere correttamente le emozioni funge da mediatore critico: essa limita l’insorgenza di comportamenti problematici favorendo l’impiego di strategie produttive (Downey et al., 2010). Riassumendo, promuovere una solida dimensione intrapsichica (autoriflessione) e interpersonale (comprensione altrui) negli atleti junior non solo ottimizza la prestazione, ma garantisce una gestione emotiva più resiliente sul lungo periodo (Halian et al., 2024).
Oltre al coping, un altro costrutto cruciale per l’eccellenza sportiva è la forza mentale (o Mental Toughness – MT). Definita come un insieme di attributi — tra cui fiducia nelle proprie abilità, costanza e percezione di controllo — la MT permette all’atleta di perseguire l’obiettivo nonostante gli ostacoli che si presentano (Coulter, Mallett, & Singer, 2016; Guillen & Laborde, 2014; Jones, Hanton & Connaughton, 2007; McGeown, St Clair-Thompson & Clough, 2016).
La letteratura suggerisce che l’IE possa essere considerata l’antecedente psicologico o la base della forza mentale (Cowden, 2016). Gli atleti emotivamente intelligenti, infatti, tendono a valutare gli eventi stressanti come sfide stimolanti piuttosto che come minacce, percependo un maggiore controllo sui fattori di stress e sulle proprie reazioni (Laborde, Lautenbach et al., 2014; Lane, Thelwell, Lowther & Devonport, 2009). Questo, insieme ad una visione ottimistica e l’elevata percezione di autoefficacia, facilita l’adozione di strategie di coping adattive e orientate al compito, riducendo la tendenza all’evitamento (Crust & Azadi, 2010; Kaiseler et al., 2009; Nicholls et al., 2008, 2011).
In particolare, la capacità di percepire e comprendere le emozioni (propria dell’IE) risulta indispensabile per esercitare quel controllo emotivo che caratterizza gli atleti mentalmente più forti (Crust & Azadi, 2010).
In conclusione, l’integrazione tra IE e MT definisce il profilo dell’atleta resiliente, ossia un individuo capace di mantenere l’integrità della prestazione e la stabilità psicofisica anche nelle condizioni di gara più destabilizzanti (Cowden, 2016).
A cura della dott.ssa Lavinia Gentile
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute
Bibliografia:


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