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Il ruolo dello psicologia sportiva a Milano-Cortina 2026
- 2 marzo 2026
- Posted by: Marchetti Alberto
- Categoria: Articoli
Il ruolo dello psicologo dello sport a Milano-Cortina 2026
Ai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 si sta assistendo a un cambiamento strutturale: lo psicologo dello sport non è più un consulente esterno chiamato nei momenti critici, ma una figura centrale nella costruzione della performance olimpica. È parte integrante dello staff tecnico, coinvolto nella preparazione quotidiana degli atleti e nella gestione dei momenti decisivi. Questi Giochi stanno rendendo evidente un’evoluzione culturale già in atto da alcuni anni: la salute mentale non è un tema accessorio, ma una componente strutturale della performance. La mente viene allenata con la stessa precisione con cui si allenano forza, resistenza e tecnica.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha mostrato che anche gli atleti d’élite possono sperimentare ansia, calo dell’umore, disturbi del sonno e momenti di intenso stress psicologico con una frequenza simile alla popolazione generale. Il documento di consenso dell’International Olympic Committee (IOC) sulla salute mentale negli atleti d’élite ha formalizzato un principio chiaro: la salute mentale deve essere integrata nei programmi olimpici attraverso screening, prevenzione e interventi continuativi. A Milano-Cortina 2026 questo principio è diventato pratica operativa.
Dalla gestione della crisi alla costruzione della competenza
In passato lo psicologo interveniva spesso quando emergeva un problema evidente. Oggi il lavoro è diverso. Si costruiscono competenze mentali prima che si manifestino criticità. Autoregolazione emotiva, stabilità attentiva, gestione dell’errore e capacità di recupero psicologico sono abilità che vengono allenate in modo sistematico. L’obiettivo non è “curare” l’atleta, ma metterlo nelle condizioni di esprimere il massimo potenziale anche sotto pressione. Questo approccio preventivo riduce lo stigma e normalizza la presenza dello psicologo nello staff tecnico.
Ristrutturazione dei pensieri disfunzionali
Uno degli strumenti centrali utilizzati a livello olimpico è la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali. In un contesto come quello dei Giochi, pensieri automatici come “non posso sbagliare”, “questa è l’unica occasione della mia carriera” o “se fallisco deludo tutti” possono generare iperattivazione fisiologica e perdita di fluidità esecutiva. Attraverso un intervento di matrice cognitivo-comportamentale, l’atleta impara a riconoscere questi schemi mentali e a trasformarli in formulazioni più funzionali, orientate al processo e agli aspetti controllabili della prestazione. Non si tratta di eliminare l’ansia, ma di mantenerla entro una finestra ottimale di arousal. A questi livelli, infatti, una certa quota di attivazione è necessaria per competere al massimo: il problema non è l’ansia in sé, ma la sua disorganizzazione. Accanto a questa tecnica si utilizzano imagery, self-talk strutturato, routine pre-gara e strategie di respirazione per stabilizzare l’attivazione psicofisiologica. Evidenze recenti indicano che interventi psicologici strutturati migliorano sia il benessere mentale sia la performance, rafforzando l’idea che mente e rendimento siano profondamente interconnessi.
Sonno e recupero: il modello REST USA
Il ruolo dello psicologo si estende anche alla gestione del recupero. Il sonno è un fattore determinante per memoria motoria, tempi di reazione e regolazione emotiva. I disturbi del sonno sono tra le problematiche più frequenti negli atleti élite, specialmente in contesti di elevata pressione come i Giochi Olimpici. In questo ambito è particolarmente significativo il programma REST USA, sviluppato dal team psicologico dell’U.S. Olympic & Paralympic Committee. Si tratta di un protocollo basato su una forma adattata di terapia cognitivo-comportamentale breve per l’insonnia, finalizzato a migliorare qualità del riposo, gestione del jet lag e stabilizzazione dei ritmi circadiani durante la competizione. L’integrazione di un programma strutturato sul sonno dimostra come il recupero sia oggi considerato una leva strategica della performance, non un semplice intervallo tra una gara e l’altra.
Cultura del supporto e superamento dello stigma
Un altro aspetto centrale riguarda la cultura della richiesta di aiuto. Studi recenti evidenziano che lo stigma e la paura di apparire vulnerabili rappresentano ancora una barriera significativa. A Milano-Cortina 2026 si osserva però una crescente normalizzazione del supporto psicologico: parlare con uno psicologo dello sport significa investire sulla propria performance, non ammettere una debolezza. Molti atleti temono che chiedere supporto possa essere interpretato come un segnale di debolezza o possa influire sulla percezione da parte dello staff tecnico. Questo cambiamento coinvolge anche allenatori e staff, favorendo un modello multidisciplinare in cui psicologia, medicina sportiva e preparazione atletica operano in sinergia.
Oltre il podio
In ambito olimpico la differenza tra medaglia e quarto posto può dipendere da un dettaglio minimo. In quei momenti la capacità di mantenere lucidità cognitiva, stabilità emotiva e concentrazione sul compito diventa decisiva. Questi Giochi Olimpici Invernali stanno consolidando un modello in cui lo psicologo dello sport è una figura strategica dell’alta performance. L’eredità di queste Olimpiadi non sarà soltanto nel medagliere, ma nella consapevolezza che l’eccellenza olimpica nasce dall’integrazione tra corpo e mente. A Milano-Cortina 2026 questa integrazione non è più teoria: è metodo operativo.
A cura del Dott. Alberto Marchetti
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute
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