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Deep Blue: la sfida psicologica di ritrovare se stessi dopo la gloria
- 4 maggio 2026
- Posted by: Lavinia Gentile
- Categoria: Articoli
La partecipazione a eventi sportivi internazionali è un noto fattore di stress. Sebbene molta attenzione sia rivolta alla preparazione e alla performance, la fase successiva alla competizione (Post-Olympic Phase o POP) si rivela spesso la più difficile dal punto di vista emotivo e psicologico. Gli atleti descrivono questo periodo come un “vissuto di vuoto“, caratterizzato da una mancanza di energia, motivazione e direzione.
L’esperienza olimpica è stata descritta come una montagna russa emotiva, caratterizzata da fasi distinte e separate che condizionano il vissuto emotivo dell’atleta. Un primo momento è rappresentato da un completo investimento nell’attività o nel compito; durante la fase di preparazione, l’atleta vive in una condizione di “sogno”, dove ogni sacrificio personale è giustificato dal raggiungimento dell’obiettivo. Questo porta spesso a trascurare il proprio benessere ed i bisogni emotivi a lungo termine. Successivamente, in condizione di gara, molti atleti e membri dello staff sperimentano una “dissonanza emotiva”: proiettano verso l’esterno un’immagine di calma e controllo mentre internamente vivono e gestiscono ansia e pensieri catastrofisti. Questo sforzo di soppressione emotiva è estremamente drenante e contribuisce al crollo successivo. L’ultima fase, chiamata “fine corsa brusco”, è rappresentata dal termine dell’evento. In questo momento si vive una rottura traumatica dei legami sociali e della routine quotidiana. Gli atleti passano da un ambiente di massima eccitazione e supporto ad un improvviso isolamento, che può portare a una vera e propria “chiusura” fisica e mentale.
Secondo il Modello di Autoconcordanza, la qualità del benessere post-risultato dipende dai motivi che hanno spinto l’atleta verso l’obiettivo. In questo caso possiamo individuare due tipi di motivazioni: quelle autonome (o motivazione intrinseca) e quelle controllate. Le motivazioni autonome si riferiscono a quando gli obiettivi riflettono i valori fondamentali dell’atleta. Il loro raggiungimento, infatti, tende a soddisfare i bisogni psicologici di autonomia, competenza e relazionalità, proteggendo parzialmente il benessere. Le motivazioni controllate, per contro, riflettono una motivazione prettamente estrinseca e quindi condizionata da fattori esterni. Se l’atleta, ad esempio, persegue il risultato a causa di pressioni esterne, senso di colpa o ricerca di convalida, il raggiungimento del traguardo non si traduce in un aumento del benessere psicologico. Al contrario, l’investimento di energie in obiettivi non concordanti con il proprio sé può esacerbare il senso di svuotamento ed esaurimento una volta conclusa la sfida.
Per quanto riguarda il quadro clinico e la sintomatologia del fenomeno dei “post-Olympic blues”, si notano manifestazioni di tratti comuni alla depressione e al burnout. I sintomi principali che gli atleti potrebbero sperimentare, includono:
- Umore depresso e irritabilità, spesso rivolta verso i familiari durante il rientro alla vita “normale”.
- Ruminazione negativa e pensieri di svalutazione riguardo alla propria efficacia o al senso del proprio impegno.
- Esaurimento fisico e mentale, che in alcuni casi sfocia in malattie fisiche reali, come se il corpo “si spegnesse” dopo lo stress prolungato.
- Aumento delle onde cerebrali ad alta frequenza (High Beta), associate a stati di preoccupazione e ansia cronica, che rendono difficile il rilassamento e il recupero profondo.
Il superamento di questa fase depressiva avviene attraverso un processo di ridefinizione dello scopo. Le ricerche suggeriscono che adottare una tecnica definita spostamento del focus, permette all’atleta di passare da obiettivi basati puramente sul risultato (vincere una medaglia) a obiettivi basati sul processo e sui valori personali. Questa tecnica permette di aiutare a mitigare il senso di fallimento o di vuoto.
Inoltre, avere un nuovo compito o un obiettivo non sportivo immediatamente dopo l’evento (es. impegni familiari, nuovi progetti lavorativi) aiuta a colmare il vuoto lasciato dalla conclusione della carriera olimpica oppure dal raggiungimento di un risultato decisivo.
Infine, il ruolo del supporto sociale risulta essere altrettanto rilevante per questo fenomeno così delicato. La possibilità di discutere l’esperienza con persone che hanno vissuto lo stesso percorso è fondamentale per normalizzare i sentimenti di tristezza, che spesso colgono gli atleti di sorpresa perché considerati inaspettati dopo un grande successo.
La depressione post-risultato non è un segno di debolezza, ma una reazione psicologica complessa a un carico di stress insostenibile e ad una perdita temporanea di identità. È fondamentale che le organizzazioni sportive non si limitino alla preparazione atletica, ma implementino programmi di supporto psicologico specifici per la fase di transizione post-gara, aiutando gli atleti a gestire il “ritorno alla realtà” e a integrare il successo sportivo in una struttura di benessere personale più ampia.
A cura della Dott.ssa Lavinia Gentile
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute
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