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Peak performance: quando mente e corpo giocano nella stessa squadra
- 9 febbraio 2026
- Posted by: saratosello22
- Categoria: Articoli
Nel linguaggio dello sport di alto livello, il termine peak performance indica quel momento in cui l’atleta esprime il massimo del proprio potenziale. Non si tratta semplicemente di “fare bene”, ma di raggiungere uno stato di funzionamento ottimale in cui corpo e mente lavorano in perfetta sintonia. Questa condizione non nasce per caso: è il risultato di un equilibrio sofisticato tra preparazione fisica, allenamento mentale e contesto motivazionale.
Tradizionalmente, la prestazione sportiva è stata associata soprattutto all’aspetto fisico: forza, resistenza, velocità. Oggi, però, la psicologia dello sport ha dimostrato che l’eccellenza emerge quando le abilità atletiche vengono sostenute da competenze mentali come concentrazione, autocontrollo emotivo e gestione dello stress. La peak performance può essere vista come l’attivazione di risorse latenti che permettono all’atleta di agire con naturalezza, efficacia e precisione anche sotto pressione.
Il flow: quando la prestazione diventa esperienza
Un concetto chiave per comprendere la prestazione ottimale è quello di flow, o stato di flusso. Si tratta di una condizione mentale in cui l’individuo è completamente immerso nell’attività che sta svolgendo, al punto da perdere la percezione del tempo e dell’ambiente circostante. Nel flow, l’azione sembra scorrere senza sforzo, le decisioni sono immediate e il controllo dei movimenti appare quasi automatico.
Questo stato è caratterizzato da obiettivi chiari, assenza di paura del fallimento e da una profonda sensazione di piacere intrinseco. A differenza della peak performance, che è spesso valutata in base al risultato finale, il flow riguarda soprattutto la qualità dell’esperienza vissuta durante l’azione. Numerosi studi suggeriscono che gli atleti entrano più facilmente in flow quando vengono soddisfatti tre bisogni psicologici fondamentali: sentirsi autonomi, competenti e parte di una relazione significativa con gli altri.
L’importanza del clima motivazionale
La prestazione non dipende esclusivamente dall’atleta, ma anche dall’ambiente in cui si allena e compete. Allenatori, genitori e compagni di squadra contribuiscono a creare un clima motivazionale che può facilitare o ostacolare l’accesso alla prestazione di picco.
Un clima orientato al compito valorizza l’impegno, il miglioramento personale e l’apprendimento continuo. In questo contesto, l’errore viene visto come parte del processo di crescita e l’atleta è più incline a sviluppare motivazione intrinseca. Al contrario, un clima orientato all’ego, focalizzato esclusivamente sulla vittoria, sul confronto sociale e sulle ricompense esterne, tende ad aumentare l’ansia e la paura di sbagliare, riducendo la qualità della prestazione.
Questo aspetto è particolarmente delicato nello sport giovanile. Il sostegno emotivo e motivazionale dei genitori può fare la differenza tra un’esperienza sportiva positiva e una fonte di stress. Quando i giovani atleti si sentono supportati e non giudicati solo in base ai risultati, è più probabile che sviluppino fiducia, resilienza e capacità di esprimere il proprio potenziale.
Allenare la mente: strategie di preparazione psicologica
La preparazione mentale è spesso paragonata all’allenamento in palestra: così come si rinforzano i muscoli, è possibile allenare il cervello a gestire fatica, pressione e aspettative. Una delle competenze chiave è la regolazione dell’arousal, ovvero del livello di attivazione psicofisiologica. Le migliori prestazioni si collocano generalmente a un livello medio di attivazione: troppa tensione può compromettere coordinazione e lucidità, mentre un’attivazione troppo bassa può ridurre motivazione ed energia.
Un’altra strategia fondamentale è il goal-setting. Definire obiettivi di processo, come migliorare un gesto tecnico o mantenere la concentrazione, aiuta l’atleta a restare focalizzato su ciò che può controllare, riducendo l’ansia legata al risultato finale.
Negli ultimi anni, inoltre, tecniche come il biofeedback e il neurofeedback stanno trovando sempre più spazio nello sport di alto livello. Attraverso il monitoraggio di parametri fisiologici e dell’attività cerebrale, gli atleti imparano a riconoscere e modulare i propri stati interni, migliorando concentrazione, stabilità emotiva e recupero psicologico dopo infortuni o periodi di calo.
La peak performance non è un evento isolato, ma il frutto di un percorso integrato che coinvolge mente, corpo e ambiente. Lo sportivo moderno è chiamato non solo a essere fisicamente preparato, ma anche mentalmente flessibile, consapevole e resiliente. Attraverso un allenamento psicologico mirato e un clima motivazionale positivo, diventa possibile superare i propri limiti e avvicinarsi a quell’ideale di eccellenza racchiuso nel celebre motto olimpico: Citius, Altius, Fortius — più veloce, più in alto, più forte.
A cura del dott.ssa Sara Tosello
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute
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