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Sotto i cinque cerchi: pressione, identità e performance
- 16 febbraio 2026
- Posted by: Edoardo Poli
- Categoria: Articoli
Le Olimpiadi rappresentano il vertice simbolico e competitivo dello sport mondiale. Per molti atleti, partecipare ai Giochi Olimpici non costituisce semplicemente un evento sportivo, ma una vera e propria esperienza identitaria, emotiva e professionale. Sebbene ogni competizione di alto livello comporti inevitabilmente una quota di pressione psicologica, la dimensione olimpica si distingue per caratteristiche specifiche che la rendono qualitativamente diversa dalle competizioni standard. Comprendere tali differenze risulta fondamentale per interpretare le dinamiche della performance atletica in contesti di massimo stress competitivo.
Una prima variabile distintiva è rappresentata dalla natura ciclica e unica dell’evento, che rientra nella categoria dei cosiddetti mega-events. A differenza delle competizioni stagionali, che si ripetono con frequenza regolare e annuale, le Olimpiadi si svolgono ogni quattro anni. Questo intervallo temporale amplifica la percezione di unicità della prestazione e genera negli atleti la sensazione che l’opportunità competitiva sia limitata e difficilmente replicabile. Tale percezione può aumentare il carico emotivo associato alla gara, incrementando l’importanza attribuita al risultato e favorendo una maggiore vulnerabilità allo stress.
Un secondo elemento cruciale riguarda la dimensione simbolica e sociale dei Giochi Olimpici. Gli atleti olimpici non competono esclusivamente per sé stessi, bensì rappresentano l’intera nazione. Questa dimensione collettiva tende ad amplificare la pressione percepita, poiché la prestazione sportiva assume un valore che trascende l’ambito individuale e si carica di significati patriottici e culturali. La percezione di essere portavoce delle aspettative nazionali può incrementare il senso di responsabilità e la paura del fallimento, influenzando la gestione emotiva durante la competizione.
Parallelamente, la copertura mediatica dei Giochi Olimpici rappresenta un ulteriore fattore amplificatore della pressione psicologica. Le Olimpiadi costituiscono uno degli eventi sportivi più seguiti a livello globale, con una visibilità mediatica che supera di gran lunga quella della maggior parte delle competizioni sportive. L’esposizione costante a media, social network e opinione pubblica può intensificare il senso di giudizio percepito, aumentando il rischio di intaccare la performance. Questa condizione può interferire con l’automatizzazione dei gesti tecnici e favorendo fenomeni di choking under pressure, ovvero il calo improvviso della prestazione in situazioni ad alta pressione.
Dal punto di vista cognitivo, la pressione olimpica può influenzare i processi attentivi degli atleti. In condizioni di elevato stress competitivo, è frequente osservare uno spostamento del focus attentivo dal compito alla valutazione del risultato o del giudizio esterno. Questo cambiamento può compromettere la capacità dell’atleta di mantenere un’attenzione funzionale alla performance, riducendo l’efficacia decisionale e la qualità dell’esecuzione motoria. Le competizioni standard, pur caratterizzate da elevati livelli di competitività, spesso consentono agli atleti di percepire una maggiore continuità di opportunità, riducendo la percezione di irreversibilità del risultato e favorendo una gestione più adattiva dello stress.
Un ulteriore aspetto distintivo riguarda l’impatto della pressione olimpica sull’identità atletica. Molti sportivi interpretano la partecipazione ai Giochi come il momento più alto della propria carriera, attribuendo alla prestazione olimpica un valore strettamente legato alla propria autostima e al senso di realizzazione personale. Quando il risultato sportivo viene percepito come una valutazione globale del proprio valore individuale, aumenta il rischio che errori o prestazioni negative generino reazioni emotive disfunzionali, compromettendo la capacità di recupero durante la gara.
Nonostante queste criticità, numerosi studi evidenziano come gli atleti olimpici di successo sviluppino strategie psicologiche specifiche per affrontare contesti ad alta pressione. Tra queste emergono la capacità di reinterpretare lo stress come una sfida piuttosto che come una minaccia e l’utilizzo di routine pre-performance strutturate. La presenza di competenze di coping efficaci consente agli atleti di trasformare la pressione olimpica in una risorsa motivazionale, favorendo prestazioni ottimali anche in condizioni di elevato carico emotivo.
Dal punto di vista applicativo, la comprensione delle peculiarità della pressione olimpica sottolinea l’importanza dell’intervento psicologico nello sport d’élite. Preparare gli atleti ad affrontare contesti competitivi caratterizzati da forte esposizione mediatica, aspettative sociali e percezione di unicità dell’evento rappresenta una componente fondamentale della preparazione alla performance. Interventi mirati allo sviluppo della regolazione emotiva, della flessibilità attentiva e della gestione delle aspettative possono contribuire a ridurre il fenomeno di choking under pressure.
Per concludere, la pressione olimpica rappresenta un fenomeno complesso e multidimensionale che si distingue significativamente da quello presente nelle competizioni sportive standard. La combinazione di unicità temporale, rilevanza simbolica, esposizione mediatica e impatto identitario rende i Giochi Olimpici un contesto psicologico unico, capace di amplificare sia le vulnerabilità sia le risorse degli atleti. Approfondire la comprensione di queste dinamiche risulta essenziale per sviluppare strategie di supporto psicologico efficaci e favorire prestazioni sportive sostenibili ai massimi livelli competitivi.
A cura del Dott. Edoardo Poli
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute
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