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Prima del tiro, immagina la prestazione
- 19 ottobre 2026
- Posted by: Elisabetta Demurtas
- Categoria: Articoli
L’imagery è una delle tecniche più utilizzate in psicologia dello sport per supportare la preparazione degli atleti. Consiste nella capacità di creare, ricreare o modificare mentalmente un’esperienza attraverso differenti modalità sensoriali, senza che questa venga effettivamente vissuta nel momento in cui viene immaginata. Non si tratta, quindi, di una semplice visualizzazione, ma di una simulazione mentale che può coinvolgere sensazioni corporee, percezioni, emozioni e caratteristiche dell’ambiente in cui si svolge l’azione.
Le applicazioni dell’imagery sono molteplici: può essere impiegata per apprendere e perfezionare un gesto tecnico, consolidare schemi motori e prepararsi alle richieste della competizione. In quest’ultimo caso, la simulazione mentale può contribuire a rafforzare la fiducia nelle proprie capacità, sostenere la concentrazione e favorire la gestione delle emozioni associate alla prestazione. La sua utilità dipende, tuttavia, anche da come viene costruita e integrata nel percorso di allenamento.
Il modello PETTLEP
Un riferimento importante per la progettazione degli interventi di imagery in ambito sportivo è il modello PETTLEP, che individua sette componenti da considerare nella costruzione della simulazione mentale: Physical (aspetti fisici), Environment (ambiente), Task (compito), Timing (tempistica), Learning (apprendimento), Emotion (emozioni) e Perspective (prospettiva).
L’idea alla base del modello è che l’imagery possa risultare più funzionale quando la simulazione riproduce, per quanto possibile, le caratteristiche della prestazione reale. Immaginare un’azione significa quindi considerare non soltanto il movimento da eseguire, ma anche le condizioni fisiche, il contesto, i tempi, il livello di apprendimento dell’atleta e le emozioni che potrebbero accompagnare l’esecuzione. La rappresentazione mentale diventa così uno strumento più vicino alle richieste concrete della competizione.
Il motor imagery per simulare mentalmente il movimento
All’interno del più ampio ambito dell’imagery si colloca la Motor Imagery (MI), una forma specifica di simulazione mentale incentrata sulla rappresentazione di un gesto motorio in assenza della sua effettiva esecuzione. L’atleta può immaginare un singolo movimento oppure una sequenza articolata di azioni, preparandosi mentalmente alle richieste del compito.
Questa simulazione può assumere caratteristiche differenti. La componente visiva riguarda ciò che l’atleta vede mentalmente durante l’azione, mentre quella cinestesica si concentra sulle sensazioni corporee associate al movimento. In particolare, la Kinesthetic Motor Imagery (KMI) permette di rappresentare mentalmente le sensazioni che accompagnano l’esecuzione di un gesto, come la percezione del movimento degli arti, della postura e della coordinazione.
Anche la prospettiva da cui viene immaginata l’azione può influenzare l’esperienza. Con l’Internal Visual Imagery (IVI), l’atleta immagina il gesto dalla propria prospettiva, come se lo stesse eseguendo in prima persona. Con l’External Visual Imagery (EVI), invece, osserva mentalmente il proprio corpo da una prospettiva esterna, come se stesse guardando un video di sé stesso. Non esiste necessariamente una prospettiva valida per ogni situazione: la scelta può dipendere dall’obiettivo dell’intervento, dal livello di esperienza dell’atleta e dalle caratteristiche dell’abilità da allenare.
L’imagery nei calci di rigore
I calci di rigore rappresentano un contesto particolarmente interessante per studiare l’utilizzo della Motor Imagery. In questa situazione, infatti, pochi secondi possono richiedere un’elevata precisione motoria, una rapida elaborazione delle informazioni e la capacità di gestire la pressione psicologica. Inoltre, le richieste sono differenti per il calciatore che deve eseguire il tiro e per il portiere che deve anticiparne la direzione. La ricerca ha quindi esplorato come la simulazione mentale possa supportare entrambi i ruoli.
Il punto di vista del portiere. Per chi difende la porta, la prestazione non dipende soltanto dalla rapidità di reazione, ma anche dalla capacità di leggere i segnali dell’avversario e anticipare la direzione del pallone. In questo senso, alcuni studi hanno esaminato l’applicazione del modello PETTLEP nei giovani portieri, osservando risultati significativi nella capacità di anticipare la direzione dei calci di rigore.
Un’altra ricerca ha evidenziato che esercitarsi nell’esecuzione dei rigori attraverso una prospettiva in prima persona può migliorare successivamente la percentuale di parate. Una possibile interpretazione è che l’esperienza motoria e la sua rappresentazione mentale aiutino il portiere a comprendere meglio le caratteristiche cinestesiche del gesto dell’avversario, offrendo elementi utili per anticiparne l’esecuzione. Questi risultati suggeriscono che l’imagery possa essere impiegata non soltanto per preparare un’azione da eseguire, ma anche per affinare la lettura dei movimenti altrui.
Il punto di vista del calciatore. Per chi calcia, invece, la sfida consiste nell’eseguire un gesto preciso in una situazione in cui la pressione può interferire con la concentrazione e con la fiducia nelle proprie capacità. Anche in questo caso, la Motor Imagery può rappresentare uno strumento di preparazione. Le ricerche disponibili hanno associato sia la KMI sia la IVI a miglioramenti nella performance di realizzazione dei calci di rigore.
Gli effetti della prospettiva esterna sembrano invece dipendere anche dall’esperienza dell’atleta. Se nei giocatori più esperti l’EVI non ha prodotto miglioramenti significativi nella prestazione, nei meno esperti sono stati osservati progressi. Una possibile spiegazione è che osservare mentalmente il proprio corpo dall’esterno possa facilitare, soprattutto nelle fasi iniziali dell’apprendimento, la comprensione delle caratteristiche del gesto tecnico.
Per concludere: l’imagery si allena, non si improvvisa
Le evidenze considerate indicano che la Motor Imagery può offrire un contributo alla preparazione dei calci di rigore, sia per chi tira sia per chi difende la porta. I risultati, tuttavia, non suggeriscono l’esistenza di una strategia immaginativa universalmente efficace: il ruolo dell’atleta, il livello di esperienza e la prospettiva utilizzata possono influenzare gli effetti dell’intervento.
Un aspetto particolarmente importante riguarda il momento in cui questa tecnica viene praticata. Sebbene l’imagery sia utilizzata con maggiore frequenza durante le competizioni rispetto alle fasi di allenamento, affidarsi alla sola preparazione mentale dell’ultimo momento può limitarne le potenzialità. Come ogni altra abilità, anche la capacità di simulare mentalmente un gesto richiede esercizio, familiarità e integrazione nella routine sportiva.
Il rigore, quindi, non si prepara soltanto con la ripetizione del gesto sul campo: può essere preparato anche attraverso un lavoro mentale strutturato, coerente con le esigenze dell’atleta e con le situazioni che dovrà affrontare. L’imagery non garantisce il gol né la parata, ma può diventare una componente utile di una preparazione che considera la prestazione nella sua interezza, tecnica e psicologica.
A cura del dott. Alberto Chieis
Dott. Alessandro Bargnani | CEO Health & Human Performance Institute
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